MEXICAN PRIESTS MURDERED

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Mexico City, Mexico, Sep 20, 2016 / 11:28 am (CNA/EWTN News).- One day after they were kidnapped from their parish, Mexican priests Alejo Nabor Jiménez Juárez and José Alfredo Suárez de la Cruz were found murdered in a field.

The Mexican Bishops Conference confirmed the priests’ deaths and extended their condolences and prayers to the Diocese of Papantla, Mexico, where the priests served, and to the families of the two slain priests.

“We extend our pain and indignation at the violence exercised against them,” the bishops’ conference said.

“In these moment of pain, impotence and tragedy provoked by violence, we raise our prayers to the heavens for the eternal rest of these our brothers, and implore the Lord for the conversion of their aggressors,” the statement continued. “From the authorities we await an investigation to clear up what happened and the enforcement of justice against those responsible.”

“We pray to the Lord that he blesses our beloved homeland, and we ask for the intercession of Blessed Mary of Guadalupe, Queen of Peace, that united we search for integrity and the progress of our people,” the statement closed.

The Diocese of Papantla also offered its prayers “for the eternal rest of their souls and that we may be united in prayer as a Church, so that Christ the King of Peace may bring harmony to our homeland.”

The two priests were kidnapped Sept. 18 from Our Lady of Fatima Parish in the city of Poza Rica, a town located in the north of the Mexican Gulf state of Veracruz. The bodies of the two priests were found the following day in a field in the nearby city of Papantla.

A third man, identified by Veracruz authorities, was kidnapped alongside the two priests, but escaped and was found alive. Veracruz officials said that he had been placed under protection.

Poza Rica and surrounding areas in Veracruz have been the locus of drug and associated cartel violence for years, but it is yet unclear why the priests were targeted. Priests have also been the target of violence elsewhere in Mexico.

 

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PROTEGGIAMO LA NOSTRA CASA!

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Un programma nazionale di educazione
alla pace e alla cittadinanza glocale
(anno scolastico 2016-2017)

 

Il programma “Proteggiamo la nostra casa” è promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dalla Tavola della Pace e dalla Rete Nazionale delle Scuole di Pace, nell’ambito del Protocollo d’intesa sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 28 aprile 2016.

 

Giovedì 18 giugno 2015, Papa Francesco ha diffuso una lettera enciclica
intitolata “Laudato sì” per invitarci ad affrontare assieme le principali sfide del
nostro tempo: dal deterioramento della salute del pianeta ai conflitti, alle
migrazioni, all’impoverimento di tanta parte dell’umanità. La lettera,
indirizzata ai credenti di tutte le fedi e ai non credenti, nasce dalla volontà di
promuovere il cambiamento necessario per “uscire dalla spirale di
autodistruzione in cui stiamo affondando.”

Si tratta di un documento d’importanza storica, ricco di analisi, riflessioni e
proposte concrete che meritano di essere conosciute e studiate da tutti. Un
prezioso strumento per capire cosa sta accadendo nel mondo ed educarci a
vivere assieme responsabilmente nell’era della globalizzazione e
dell’interdipendenza.

Il suo contenuto si incrocia con i 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” definiti
dai governi dell’Onu nel 2015 per sradicare, entro il 2030, povertà, fame,
disuguaglianze, ingiustizie, pericoli ambientali e promuovere la cooperazione
internazionale.

Papa Francesco e le Nazioni Unite ci pongono davanti alla necessità di
assumere la grande “sfida educativa” che viene dall’urgenza di affrontare le
crisi globali che incombono, anche cambiando “stili di vita, modelli di
produzione e di consumo.”

 

Raccogliendo questa sfida, il programma “Proteggiamo la nostra casa”

propone a ogni scuola di:

  1. ideare e realizzare un laboratoriodi educazione alla pace e alla
    cittadinanza glocale, a partire dall’illustrazione e dallo studio della
    lettera enciclica “Laudato sì” e degli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”;
  2. promuovere la partecipazione degli studenti e delle scuole alla Marcia
    PerugiAssisi della pace e della fraternità del 9 ottobre 2016;
  3. condividere i risultati partecipando al Meeting nazionale delle scuole di
    pace che si svolgerà a Roma 
    a conclusione dell’anno scolastico.

GLI OBIETTIVI GENERALI

Il programma “Proteggiamo la nostra casa” si propone di:

  1. educare gli studenti alla pace e alla cittadinanza glocale (locale, nazionale,
    europea, mondiale) fornendo loro alcune delle competenze sociali e civiche
    indispensabili per entrare nel mondo del lavoro, affrontare responsabilmente le
    grandi sfide del 21° secolo e interagire con soggetti, culture, religioni e ambienti
    molto diversi;
  2. elaborare e sperimentare nuovi itinerari didatticiper l’educazione alla
    cittadinanza attiva centrati in particolare sul (1) protagonismo degli studenti
    (anche in un’ottica di alternanza scuola lavoro), (2) l’educazione all’uso critico
    dei media e dei new media sia come elementi chiave di ambienti di
    apprendimento che come strumenti di comunicazione, (3) la collaborazione tra
    le scuole e gli Enti Locali per lo sviluppo di una più ampia comunità educativa;
  3. contribuire al rinnovamento della didattica e dell’azione delle scuolenel
    campo dell’educazione alla cittadinanza attiva, favorire l’elaborazione delle
    linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale e accrescere la
    formazione del personale docente;
  4. favorire il diretto intervento della scuola come intellettuale sociale nel
    territorio di riferimento, in collegamento con le amministrazioni locali e la
    società civile, per promuovere concrete attività di pace e realizzare percorsi di
    impegno civile.

Attenti ai bisogni dello studente

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“SETE DI PACE. RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO”

VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AD ASSISI PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA PACE

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20 SETTEMBRE 2016

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MEDITAZIONE

Di fronte a Gesù crocifisso risuonano anche per noi le sue parole: «Ho sete» (Gv 19,28). La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria. Contempliamo così il mistero del Dio Altissimo, divenuto, per misericordia, misero fra gli uomini.

Di che cosa ha sete il Signore? Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore. Il profeta Geremia ha espresso il compiacimento di Dio per il nostro amore: «Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento» (Ger 2,2). Ma ha dato anche voce alla sofferenza divina, quando l’uomo, ingrato, ha abbandonato l’amore, quando – sembra dire anche oggi il Signore – «ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger 2,13). È il dramma del “cuore inaridito”, dell’amore non ricambiato, un dramma che si rinnova nel Vangelo, quando alla sete di Gesù l’uomo risponde con l’aceto, che è vino andato a male. Come, profeticamente, lamentava il salmista: «Quando avevo sete mi hanno dato aceto» (Sal 69,22).

“L’Amore non è amato”: secondo alcuni racconti era questa la realtà che turbava San Francesco di Assisi. Egli, per amore del Signore sofferente, non si vergognava di piangere e lamentarsi a voce alta (cfr Fonti Francescane, n. 1413). Questa stessa realtà ci deve stare a cuore contemplando il Dio crocifisso, assetato di amore. Madre Teresa di Calcutta volle che nelle cappelle di ogni sua comunità, vicino al Crocifisso, fosse scritto “Ho sete”. Estinguere la sete d’amore di Gesù sulla croce mediante il servizio ai più poveri tra i poveri è stata la sua risposta. Il Signore è infatti dissetato dal nostro amore compassionevole, è consolato quando, in nome suo, ci chiniamo sulle miserie altrui. Nel giudizio chiamerà “benedetti” quanti hanno dato da bere a chi aveva sete, quanti hanno offerto amore concreto a chi era nel bisogno: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Le parole di Gesù ci interpellano, domandano accoglienza nel cuore e risposta con la vita. Nel suo “Ho sete” possiamo sentire la voce dei sofferenti, il grido nascosto dei piccoli innocenti cui è preclusa la luce di questo mondo, l’accorata supplica dei poveri e dei più bisognosi di pace. Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa. Tutti costoro sono fratelli e sorelle del Crocifisso, piccoli del suo Regno, membra ferite e riarse della sua carne. Hanno sete. Ma a loro viene spesso dato, come a Gesù, l’aceto amaro del rifiuto. Chi li ascolta? Chi si preoccupa di rispondere loro? Essi incontrano troppe volte il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione.

Di fronte a Cristo crocifisso, «potenza e sapienza di Dio» (1 Cor 1,24), noi cristiani siamo chiamati a contemplare il mistero dell’Amore non amato e a riversare misericordia sul mondo. Sulla croce, albero di vita, il male è stato trasformato in bene; anche noi, discepoli del Crocifisso, siamo chiamati a essere “alberi di vita”, che assorbono l’inquinamento dell’indifferenza e restituiscono al mondo l’ossigeno dell’amore. Dal fianco di Cristo in croce uscì acqua, simbolo dello Spirito che dà la vita (cfr Gv 19,34); così da noi suoi fedeli esca compassione per tutti gli assetati di oggi.

Come Maria presso la croce, ci conceda il Signore di essere uniti a Lui e vicini a chi soffre. Accostandoci a quanti oggi vivono da crocifissi e attingendo la forza di amare dal Crocifisso Risorto, cresceranno ancora di più l’armonia e la comunione tra noi. «Egli infatti è la nostra pace» (Ef 2,14), Egli che è venuto ad annunciare la pace ai vicini e ai lontani (cfr Ef 2,17). Ci custodisca tutti nell’amore e ci raccolga nell’unità, nella quale siamo in cammino, perché diventiamo quello che Lui desidera: «una sola cosa» (Gv17,21) Continue reading

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The Catholic Nonviolence Initiative: Contributing to the Catholic understanding of and commitment to nonviolence

Nonviolence Justice Peace Conference banner

The Catholic Nonviolence Initiative reaffirms the centrality of active nonviolence to the vision and message of Jesus, to the life of the Catholic Church, and to the long-term vocation of healing and reconciling both people and the planet.

This bold effort was launched at the Nonviolence and Just Peace Conference held in Rome April 11-13, 2016 and co-sponsored by the Pontifical Council for Justice and Peace, Pax Christi International, and other international bodies .

Lay people, theologians, members of religious congregations, priests and bishops from Africa, the Americas, Asia, Europe, the Middle East and Oceania gathered to call on the Catholic Church to take a clear stand for active nonviolence and against all forms of violence. In his message to the conference, Pope Francis said, “Your thoughts on revitalizing the tools of nonviolence, and of active nonviolence in particular, will be a needed and positive contribution.”

The conference’s final statement calls on the Church to:

  • Continue developing Catholic social teaching on nonviolence. In particular, we call on Pope Francis to share with the world an encyclical on nonviolence and Just Peace;
    Integrate Gospel nonviolence explicitly into the life, including the sacramental life, and work of the Church through dioceses, parishes, agencies, schools, universities, seminaries, religious orders, voluntary associations, and others;
    • Promote nonviolent practices and strategies (e.g., nonviolent resistance, restorative justice, trauma healing, unarmed civilian protection, conflict transformation and peacebuilding strategies);
    • Initiate a global conversation on nonviolence within the Church, with people of other faiths, and with the larger world to respond to the monumental crises of our time with the vision and strategies of nonviolence and Just Peace;
    • No longer use or teach “just war theory”; continue advocating for the abolition of war and nuclear weapons;
    • Lift up the prophetic voice of the church to challenge unjust world powers and to support and defend those nonviolent activists whose work for peace and justice put their lives at risk.

In this time of great violence and injustice, we invite people everywhere to join this powerful initiative by:

 

Conference sponsors. In addition to the Pontifical Council for Justice and Peace and Pax Christi International, the Nonviolence and Just Peace conference was sponsored by the Justice and Peace Commission of the Union of International Superiors General/Union of Superiors General, theConference of Major Superiors of Men, the Leadership Conference of Women ReligiousMaryknoll missionersSt. Columban’s Mission Society, and Pace e Bene Nonviolence Service.

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WHAT IS HUMAN TRAFFICKING, THE PALERMO PROTOCOL

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WHAT IS HUMAN TRAFFICKING, THE PALERMO PROTOCOL

The Palermo Protocols were adopted by the United Nations to supplement the 2000 Convention against Transnational Organized Crime. Among the three protocols there is the Protocol to Prevent, Suppress and Punish Trafficking in Persons, especially Women and Children. It was adopted by General Assembly resolution 55/25. It entered into force on 25 December 2003. It is the first global, legally binding instrument with an agreed definition on trafficking in persons.

 

Human Trafficking is defined in the Trafficking Protocol as “the recruitment, transport, transfer, harboring or receipt of a person by such means as threat or use of force or other forms of coercion, of abduction, of fraud or deception for the purpose of exploitation.”

 

The definition on trafficking consists of three core elements:

  • The action of trafficking which means the recruitment, transportation, transfer, harboring or receipt of persons
  • The means of trafficking which includes threat of or use of force, deception, coercion, abuse of power or position of vulnerability
  • The purpose of trafficking which is always exploitation. In the words of the Trafficking Protocol, article 3 “exploitation shall include, at a minimum, the exploitation of the prostitution of others or other forms of sexual exploitation, forced labor or services, slavery or practices similar to slavery, servitude or the removal of organs.

 

This definition has been agreed upon by the countries who have signed the Protocol. The intention behind this definition is to facilitate convergence in national approaches with regard to the establishment of domestic criminal offences that would support efficient international cooperation in investigating and prosecuting trafficking in persons cases. An additional objective of the Protocol is to protect and assist the victims of trafficking in persons with full respect for their human rights.

 

Trafficking in persons, or human trafficking, was re-defined by the international community in 2001 to incorporate a broader definition that recognizes it as a human rights problem involving forced labor, servitude or slavery among other issues. Trafficking also begins through recruitment, forced migration, purchase, sale or receipt of people. Following movement (whether forced or voluntary), through deception or coercion—including force, the threat of force or debt bondage—a person is then forced into an exploitative situation such as servitude, forced or bonded labor. In many cases trafficking begins when a person voluntarily decides to migrate, but ends up being trafficked. This can occur whether people move by legal or illegal means. Migrants are often forced by restrictive and complicated immigration laws to rely upon third parties to help them travel or to find jobs in other countries and this can increase the risk of trafficking. For this definition, consult the website of the Global alliance against traffic in Women GAATW.

 

 

Notes from the Anti Trafficking Working Group of UISG/USG

Short, up-to-date information on Human Trafficking. This resource is useful for information, for training, and can be used together with the Trafficking in Women and Children Information and Workshop Kit.

 

 

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The Way of the Cross on Care of Our Common Home

The stations of the Cross in the light of Laudato Sì will be held at the Borghese Park, Roma
on Palm Sunday, March 20, 2016. The said event will be sponsored by the JPIC Commission
USG-UISG. The complete text ( in other major languages) could be downloaded from the JPIC Rome website.

Introduction.

Today we gather to participate in the Stations of the Cross, conscious of the fact that although we have much to celebrate in our lives of faith, we also have much to grieve. The commemoration of Christ’s Passion is our opportunity each year to take stock of the many ways we have broken covenant with God and have acted selfishly, seeking to secure our own power and material advantage at the expense of the well-being, not just of our fellow humans, but of the whole of creation. It is our opportunity to own that we have neglected our responsibility as stewards, lovers, and nurturers of God’s creation. Pope Francis reminds us that “when human beings fail to find their true place in this world, they misunderstand themselves and end up acting against themselves” (Cf. LS 115). While commemorating Christ’s journey to crucifixion, through Pope Francis’ reflections taken from Laudato Si, each station will acknowledge a significant breaking of our covenant with the entire family of God’s creation. Enable the trees, the plants, the rocks, the soil, the water, the birds, and the wind to teach us about these broken relationships. Each station offers prayer for the healing of the dreadful rifts in our covenant with God and all that God has made. May we find the courage and the power to become agents of healing and care of our common home.

LAUDATO SI 1

FIRST STATION: Jesus is condemned to death
WE REFLECT on OPPRESSION and ABUSE of POWER:
From Laudato Sí—We are not God. The earth was here before us and it has been given to us. This allows us to respond to the charge that Judaeo-Christian thinking, on the basis of the Genesis account which grants man “dominion” over the earth (cf. Gen 1:28), has encouraged the unbridled exploitation of nature by painting him as domineering and destructive by nature. This is not a correct interpretation of the Bible as understood by the Church. Although it is true that we Christians have at times incorrectly interpreted the Scriptures, nowadays we must forcefully reject the notion that our being created in God’s image and given dominion over the earth justifies absolute domination over other creatures (LS 67). A politics concerned with immediate results, supported by consumerist sectors of the population, is driven to produce short-term growth. In response to electoral interests, governments are reluctant to upset the public with measures which could affect the level of consumption or create risks for foreign investment. The myopia of power politics delays the inclusion of a far-sighted environmental agenda within the overall agenda of governments. Thus we forget that time is greater than space, that we are always more effective when we generate processes rather than holding on to positions of power (LS 178).

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Flood in Chennai

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