Fight the fear, put people first, pope tells grass-roots movements

By Cindy Wooden.  Catholic News Service

pope-francis-grassroots

VATICAN CITY (CNS) — When the search for profits outweighs all other considerations in society, money becomes a god who terrorizes humanity — excluding the majority of people and causing those still well off to build walls to cower behind, Pope Francis said.
“The entire social doctrine of the church and the magisterium of my predecessors rebel against money as an idol that reigns instead of serves, tyrannizing and terrorizing humanity,” the pope said.
Like all forms of terrorism, the terrorism of an economy focused only on making money relies on people’s fear for effectiveness, Pope Francis said Nov. 5 during a meeting at the Vatican with participants in the third World Meeting of Popular Movements, a collection of grassroots organizations of the poor, the underemployed, indigenous communities and farmworkers.
“When this terror, which is sown in the peripheries with massacres, pillaging, oppression and injustice, explodes in the centers with various forms of violence — including odious and vile attacks — the citizens who still have some rights are tempted by the false security of physical or social walls,” he said. “Walls that enclose some and exile others.”
Frightened citizens building walls on one side and frightened and excluded people on the other — “is this the life that God our father wants for his children?” the pope asked.
Wherever there is fear, he said, there is someone who will increase and manipulate it. “Because fear, besides being good business for merchants of weapons and death, weakens and destabilizes us, destroying our psychological and spiritual defenses, anesthetizing us to the suffering of others and, in the end, making us cruel.”
Pope Francis said mercy is the “best antidote” to fear. It works better than anti-depression medicine and is “much more effective than walls, iron bars, alarms and weapons. And it is free.”
Mercy and courage also are needed to respond to the huge wave of refugees, migrants and displaced people all over the globe, he said.
“No one should be forced to flee his or her homeland,” he said. “But the evil is doubled when, facing terrible circumstances, the migrant is thrown into the clutches of human traffickers to cross the border. And it is tripled if, arriving in the land where he or she hoped to find a better future, one is despised, exploited or even enslaved.”
Pope Francis urged members of the popular movements to lobby their governments to be more welcoming of migrants and to improve programs to ensure their integration into their host societies.
The political activism of the groups, he said, is important for ensuring true democracy and not simply an attitude where politicians address poverty without ever listening to or responding to the poor.
In democracies, he said, people who “seek the common good can defeat, with the help of God, the false prophets who exploit fear and desperation, who sell magic formulas of hatred and cruelty or selfish well-being and illusory security.”
When getting involved in politics, though, the pope said, members of the movement must guard against corruption.
All people are called to be honest, he said, but politicians and public servants have an even greater obligation. “The standard is very high: one must live the vocation of service with a strong sense of austerity and humility. This applies to politicians, but also for social leaders and for us pastors.”
Pope Francis said politics is not the place for “anyone who is too attached to material things or to the mirror, those who love money, lavish banquets, sumptuous houses, refined clothes, luxury cars.”
They don’t belong in the seminary, either, he said.
Seeking power or money “sullies the noble cause” of politics as service, the pope said.
“Fight the fear with a life of service, solidarity and humility on behalf of the people, especially those who suffer,” he said. “Against the terror, the best remedy is love. Love heals all.”
Saying that the Rev. Martin Luther King Jr. “always chose fraternal love, even in the midst of the worst persecution and humiliation,” Pope Francis quoted from one of the sermons of the civil rights leader:
“Hate for hate only intensifies the existence of hate and evil in the universe. If I hit you and you hit me and I hit you back and you hit me back and go on, you see, that goes on ad infinitum. It just never ends. Somewhere somebody must have a little sense, and that’s the strong person. The strong person is the person who can cut off the chain of hate, the chain of evil

Posted in Uncategorized | Leave a comment

LA FAMIGLIA E l’IMMIGRAZIONE ECONOMICA: L’ATTUALITA’ E LE SFIDE ODIERNE

PHILIPPINES-ECONOMY-JOBS-OVERSEAS

La statistica
Secondo il Rapporto Migrazione Internazionale 2015 delle Nazioni Unite, il numero dei migranti internazionali in tutto il mondo ha continuato a crescere rapidamente nel corso degli ultimi quindici anni, raggiungendo 244 milioni nel 2015 , contro i 222 milioni nel 2010 e 173 milioni nel 2000. Quasi due terzi di tutti i migranti internazionali vivere in Europa ( 76 milioni ) o in Asia ( 75 milioni) . Nord America ha ospitato il terzo più grande numero di migranti internazionali ( 54 milioni ) , seguita da Africa ( 21 milioni ) , l’America Latina ei Caraibi ( 9 milioni) e Oceania ( 8 milioni ) . Nel 2015 , due terzi (67 per cento ) di tutti i migranti internazionali vivevano in soli venti paesi . Il maggior numero di migranti internazionali ( 47 milioni ), risiedeva negli Stati Uniti d’America , pari a circa un quinto ( 19 per cento) del totale mondiale . La Germania e la Federazione russa ha ospitato la seconda e la terza maggior numero di migranti in tutto il mondo ( 12 milioni ciascuno) , seguito da Arabia Saudita ( 10 milioni)
.
Quali sono le sfide che deve affrontare la vita famigliare?

La migrazione internazionale è diventata una realtà che tocca quasi tutti gli angoli del globo. Il mezzo trasporto moderno meno costoso ha reso più facile e più veloce per le persone a muoversi. Allo stesso tempo il conflitto , la povertà , la disuguaglianza e la ricerca di una vita migliore e dignitosa sono tra le ragioni che spingono le persone a lasciare le loro case e le loro famiglie. Tale ha provocato la frammentazione delle famiglie .

L’ impatto della migrazione familiare sui bambini e gli anziani rimasti in casa può portare effetti positivi non solo ai migranti stessi , ma anche ai loro familiari che restano dietro nei paesi di origine. Le loro condizioni di vita migliorano e molti ottenere un migliore accesso ai servizi , compresi i beni migliori, un’istruzione di buona qualità e una migliore assistenza sanitaria. Ma questa realtà delle migrazioni contemporanea è tale che coloro che rimangono indietro sono spesso penalizzato dalla assenza del membro (i) della famiglia che sono migrati . Relazioni genitori-figli sono particolarmente colpite . Questa situazione costringe i genitori a lasciare i loro figli nella cura dei membri della loro famiglia allargata o altri membri delle loro comunità d’origine. La separazione dei bambini dai loro genitori molte volte manifesta ad avere effetti emotivi profondamente negativi , generando significativi cambiamenti comportamentali , e sentimenti di perdita , tristezza, l’abbandono , la rabbia e il rifiuto .

Negli anni novanta, il bisogno globale di lavoratori si è spostato verso nuovi settori – le donne. La migrazione femminile e cosi detto “la femminilizzazione della migrazione,” ha subito una forte crescita, spinta soprattutto dalla richiesta dei badanti , colf e tata (baby sitter). Tale fenomeno è stato prodotto da cambiamenti nel mercato globale del lavoro, dove si osserva una crescente difficoltà per gli uomini a trovare lavoro. I padri rimasti a casa con i loro figli non possono facilmente svolgere il ruolo tradizionale che le madri assumono , e spesso hanno difficoltà ad affrontare con la moltitudine di compiti che devono affrontare, e la solitudine conseguente e lo stress si sentono .

La prova della impatto dirompente della migrazione sulle famiglie dimostra quanto sia importante per analizzare gli impatti sociali non economici della migrazione . Gli effetti psicologici ed emotivi significativi di immigrazione familiare non deve essere trascurato nella ricerca sulle migrazioni . La sensibilizzazione della comunità e sostenere i familiari adulti ad assumere e assumere compiti domestici come cura per i bambini e gli anziani possono contribuire positivamente al benessere delle famiglie e delle comunità .
Quali sfide pongono questi cambiamenti alla missione evangelizzatrice della Chiesa?

La situazione delle persone coinvolte nel fenomeno delle migrazioni è una fonte di preoccupazione per la Chiesa , che “ha sempre contemplato l’immagine di Cristo ” di migranti. Riconosce i gravi problemi che devono affrontare : la discriminazione , il razzismo e la xenophobia1 , l’inganno per quanto riguarda i contratti o le condizioni di lavoro , essere trattati come strumenti e non come persone , occupazioni pericolose , lunghe ore di lavoro , retribuzione inferiore a quella dei lavoratori nativi per lo stesso lavoro , alloggi inadeguati o nessuno , non l’integrazione nella vita sociale .

La Chiesa vede anche la crescente percentuale di donne coinvolte nella migrazione. In particolare, molti di loro sono assunti per i servizi domestici, che sono lavori molto vulnerabili, data l’impossibilità di tracciare una linea tra orario di lavoro e non-lavoro, mentre in casa del datore di lavoro. Ci sono anche coloro che sono impiegati nel settore dello spettacolo, che potrebbe finire coinvolto in tutt’altro attività desiderabili. La Chiesa è anche consapevole del fatto che la separazione della famiglia è una difficoltà fondamentale nella migrazione.

Eppure, anche quando intere famiglie migrano, i problemi non scompaiono. Hanno esperienza lacune culturali dalla loro cultura di origine, senza essere opportunamente preparati per questo. Devono imparare un’altra lingua. Ci sono problemi intergenerazionali legati alla difficile misto di tradizioni e costumi dei paesi di origine e di arrivo, traumi psicologici, il senso di insicurezza e di incertezza per il futuro. A seconda della capacità di marito e moglie per far fronte alla situazione, accordo tra la coppia può diventare sia più solido, o cadere in pezzi.

La Chiesa, riconoscendo l’urgenza dell’impatto della migrazione sulla vita di famiglia e la vocazione del matrimonio deve accompagnare il migrante come persona umana ed assistere pastoralmente sia nei paesi di origine e di accoglienza. Per i membri della famiglia rimasti a casa di origine occorre offrire l’accompagnamento psicologico e spirituale, consulenza matrimoniale, un incontro regolari delle famiglie e altri iniziativi al sostegno morale e spirituale. Le chiese di accoglienza potrebbero offrire un accompagnamento pastorale olistico: centri di ascolto, in particolare a quanti devono confrontarsi con la solitudine; formazione umana su come adattarsi a nuove culture, imparare la lingua, gestire il redito e il tempo libero; formazione permanente sulla fede e la vita di testimonianza.

La missione dei Servi di Maria

Avere presente il quadro della situazione, il nostro Ordine non può estraniarsi dai grandi problemi che agitano l’umanità contemporanea e intende far proprie e rispondere alle necessità di un mondo tormentato e in continua trasformazione (Cost. 76).

Una presenza misericordiosa
“ La Chiesa, in questo momento di grandi cambiamenti epocali, è chiamata a offrire più fortemente i segni della presenza e della vicinanza di Dio.,” il Papa Francesco ha affermato nell’omelia durante la recita dei Primi Vespri della domenica della Divina Misericordia presieduti – nella basilica di San Pietro – in occasione della consegna e della lettura della bolla d’indizione “Misericordiae vultus.”

Per noi Servi di Maria, la misericordia è uno dei valori originari e centrali del carisma del nostro Ordine. E’ “una delle caratteristiche dei Servi di Maria” (Cost. 52), intimamente legata all’ideale stesso del servizio. La misericordia è la radice e l’anima di tutto il nostro servizio ai fratelli. La misericordia ci fa scoprire non solo nuove forme di vita, ma anche “nuovi tipi di servizio” per soccorrere, in maniera concreta ed efficace, le nuove e antiche miserie della società attuale (Cost. 76b).
Incarnare e mettere in pratica il nostro carisma della Misericordia occorre mantenere gli occhi nostri aperti, il nostro cuore sensibile e le nostre mani pronte per la carità: Occhi aperti e avere la capacità di vedere e analizzare la realtà del nostro mondo, essere attenti ai clamori del mondo in cui viviamo;
Cuore sensibile affinché la conoscenza della realtà ci muova a lavorare nella sua trasformazione; Mani pronte per la carità ed essere coinvolti nelle varie iniziative al livello delle comunità e delle parrocchie. Per aiutarci a riflettere sulla nostra risposta quotidiana, metto in risalto due domande: Come avere uno sguardo di misericordia verso il mondo in cui viviamo? Quali sono gli ostacoli che ci impediscono a cercare i mezzi adatti per rispondere alle mutevoli condizioni della società odierna?

Posted in Uncategorized | Leave a comment

Peace Talk Forum

peace-talk

Image | Posted on by | Leave a comment

MEXICAN PRIESTS MURDERED

sacerdotesasesinados_diocesispapantla_19092016

Mexico City, Mexico, Sep 20, 2016 / 11:28 am (CNA/EWTN News).- One day after they were kidnapped from their parish, Mexican priests Alejo Nabor Jiménez Juárez and José Alfredo Suárez de la Cruz were found murdered in a field.

The Mexican Bishops Conference confirmed the priests’ deaths and extended their condolences and prayers to the Diocese of Papantla, Mexico, where the priests served, and to the families of the two slain priests.

“We extend our pain and indignation at the violence exercised against them,” the bishops’ conference said.

“In these moment of pain, impotence and tragedy provoked by violence, we raise our prayers to the heavens for the eternal rest of these our brothers, and implore the Lord for the conversion of their aggressors,” the statement continued. “From the authorities we await an investigation to clear up what happened and the enforcement of justice against those responsible.”

“We pray to the Lord that he blesses our beloved homeland, and we ask for the intercession of Blessed Mary of Guadalupe, Queen of Peace, that united we search for integrity and the progress of our people,” the statement closed.

The Diocese of Papantla also offered its prayers “for the eternal rest of their souls and that we may be united in prayer as a Church, so that Christ the King of Peace may bring harmony to our homeland.”

The two priests were kidnapped Sept. 18 from Our Lady of Fatima Parish in the city of Poza Rica, a town located in the north of the Mexican Gulf state of Veracruz. The bodies of the two priests were found the following day in a field in the nearby city of Papantla.

A third man, identified by Veracruz authorities, was kidnapped alongside the two priests, but escaped and was found alive. Veracruz officials said that he had been placed under protection.

Poza Rica and surrounding areas in Veracruz have been the locus of drug and associated cartel violence for years, but it is yet unclear why the priests were targeted. Priests have also been the target of violence elsewhere in Mexico.

 

Posted in Uncategorized | Leave a comment

PROTEGGIAMO LA NOSTRA CASA!

scuola-pace

Un programma nazionale di educazione
alla pace e alla cittadinanza glocale
(anno scolastico 2016-2017)

 

Il programma “Proteggiamo la nostra casa” è promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dalla Tavola della Pace e dalla Rete Nazionale delle Scuole di Pace, nell’ambito del Protocollo d’intesa sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca il 28 aprile 2016.

 

Giovedì 18 giugno 2015, Papa Francesco ha diffuso una lettera enciclica
intitolata “Laudato sì” per invitarci ad affrontare assieme le principali sfide del
nostro tempo: dal deterioramento della salute del pianeta ai conflitti, alle
migrazioni, all’impoverimento di tanta parte dell’umanità. La lettera,
indirizzata ai credenti di tutte le fedi e ai non credenti, nasce dalla volontà di
promuovere il cambiamento necessario per “uscire dalla spirale di
autodistruzione in cui stiamo affondando.”

Si tratta di un documento d’importanza storica, ricco di analisi, riflessioni e
proposte concrete che meritano di essere conosciute e studiate da tutti. Un
prezioso strumento per capire cosa sta accadendo nel mondo ed educarci a
vivere assieme responsabilmente nell’era della globalizzazione e
dell’interdipendenza.

Il suo contenuto si incrocia con i 17 “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” definiti
dai governi dell’Onu nel 2015 per sradicare, entro il 2030, povertà, fame,
disuguaglianze, ingiustizie, pericoli ambientali e promuovere la cooperazione
internazionale.

Papa Francesco e le Nazioni Unite ci pongono davanti alla necessità di
assumere la grande “sfida educativa” che viene dall’urgenza di affrontare le
crisi globali che incombono, anche cambiando “stili di vita, modelli di
produzione e di consumo.”

 

Raccogliendo questa sfida, il programma “Proteggiamo la nostra casa”

propone a ogni scuola di:

  1. ideare e realizzare un laboratoriodi educazione alla pace e alla
    cittadinanza glocale, a partire dall’illustrazione e dallo studio della
    lettera enciclica “Laudato sì” e degli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”;
  2. promuovere la partecipazione degli studenti e delle scuole alla Marcia
    PerugiAssisi della pace e della fraternità del 9 ottobre 2016;
  3. condividere i risultati partecipando al Meeting nazionale delle scuole di
    pace che si svolgerà a Roma 
    a conclusione dell’anno scolastico.

GLI OBIETTIVI GENERALI

Il programma “Proteggiamo la nostra casa” si propone di:

  1. educare gli studenti alla pace e alla cittadinanza glocale (locale, nazionale,
    europea, mondiale) fornendo loro alcune delle competenze sociali e civiche
    indispensabili per entrare nel mondo del lavoro, affrontare responsabilmente le
    grandi sfide del 21° secolo e interagire con soggetti, culture, religioni e ambienti
    molto diversi;
  2. elaborare e sperimentare nuovi itinerari didatticiper l’educazione alla
    cittadinanza attiva centrati in particolare sul (1) protagonismo degli studenti
    (anche in un’ottica di alternanza scuola lavoro), (2) l’educazione all’uso critico
    dei media e dei new media sia come elementi chiave di ambienti di
    apprendimento che come strumenti di comunicazione, (3) la collaborazione tra
    le scuole e gli Enti Locali per lo sviluppo di una più ampia comunità educativa;
  3. contribuire al rinnovamento della didattica e dell’azione delle scuolenel
    campo dell’educazione alla cittadinanza attiva, favorire l’elaborazione delle
    linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale e accrescere la
    formazione del personale docente;
  4. favorire il diretto intervento della scuola come intellettuale sociale nel
    territorio di riferimento, in collegamento con le amministrazioni locali e la
    società civile, per promuovere concrete attività di pace e realizzare percorsi di
    impegno civile.

Attenti ai bisogni dello studente

Continue reading

Posted in Uncategorized | Leave a comment

“SETE DI PACE. RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO”

VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AD ASSISI PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LA PACE

30assisi201600

20 SETTEMBRE 2016

vatican.va

MEDITAZIONE

Di fronte a Gesù crocifisso risuonano anche per noi le sue parole: «Ho sete» (Gv 19,28). La sete, ancor più della fame, è il bisogno estremo dell’essere umano, ma ne rappresenta anche l’estrema miseria. Contempliamo così il mistero del Dio Altissimo, divenuto, per misericordia, misero fra gli uomini.

Di che cosa ha sete il Signore? Certo di acqua, elemento essenziale per la vita. Ma soprattutto ha sete di amore, elemento non meno essenziale per vivere. Ha sete di donarci l’acqua viva del suo amore, ma anche di ricevere il nostro amore. Il profeta Geremia ha espresso il compiacimento di Dio per il nostro amore: «Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento» (Ger 2,2). Ma ha dato anche voce alla sofferenza divina, quando l’uomo, ingrato, ha abbandonato l’amore, quando – sembra dire anche oggi il Signore – «ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua» (Ger 2,13). È il dramma del “cuore inaridito”, dell’amore non ricambiato, un dramma che si rinnova nel Vangelo, quando alla sete di Gesù l’uomo risponde con l’aceto, che è vino andato a male. Come, profeticamente, lamentava il salmista: «Quando avevo sete mi hanno dato aceto» (Sal 69,22).

“L’Amore non è amato”: secondo alcuni racconti era questa la realtà che turbava San Francesco di Assisi. Egli, per amore del Signore sofferente, non si vergognava di piangere e lamentarsi a voce alta (cfr Fonti Francescane, n. 1413). Questa stessa realtà ci deve stare a cuore contemplando il Dio crocifisso, assetato di amore. Madre Teresa di Calcutta volle che nelle cappelle di ogni sua comunità, vicino al Crocifisso, fosse scritto “Ho sete”. Estinguere la sete d’amore di Gesù sulla croce mediante il servizio ai più poveri tra i poveri è stata la sua risposta. Il Signore è infatti dissetato dal nostro amore compassionevole, è consolato quando, in nome suo, ci chiniamo sulle miserie altrui. Nel giudizio chiamerà “benedetti” quanti hanno dato da bere a chi aveva sete, quanti hanno offerto amore concreto a chi era nel bisogno: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

Le parole di Gesù ci interpellano, domandano accoglienza nel cuore e risposta con la vita. Nel suo “Ho sete” possiamo sentire la voce dei sofferenti, il grido nascosto dei piccoli innocenti cui è preclusa la luce di questo mondo, l’accorata supplica dei poveri e dei più bisognosi di pace. Implorano pace le vittime delle guerre, che inquinano i popoli di odio e la Terra di armi; implorano pace i nostri fratelli e sorelle che vivono sotto la minaccia dei bombardamenti o sono costretti a lasciare casa e a migrare verso l’ignoto, spogliati di ogni cosa. Tutti costoro sono fratelli e sorelle del Crocifisso, piccoli del suo Regno, membra ferite e riarse della sua carne. Hanno sete. Ma a loro viene spesso dato, come a Gesù, l’aceto amaro del rifiuto. Chi li ascolta? Chi si preoccupa di rispondere loro? Essi incontrano troppe volte il silenzio assordante dell’indifferenza, l’egoismo di chi è infastidito, la freddezza di chi spegne il loro grido di aiuto con la facilità con cui cambia un canale in televisione.

Di fronte a Cristo crocifisso, «potenza e sapienza di Dio» (1 Cor 1,24), noi cristiani siamo chiamati a contemplare il mistero dell’Amore non amato e a riversare misericordia sul mondo. Sulla croce, albero di vita, il male è stato trasformato in bene; anche noi, discepoli del Crocifisso, siamo chiamati a essere “alberi di vita”, che assorbono l’inquinamento dell’indifferenza e restituiscono al mondo l’ossigeno dell’amore. Dal fianco di Cristo in croce uscì acqua, simbolo dello Spirito che dà la vita (cfr Gv 19,34); così da noi suoi fedeli esca compassione per tutti gli assetati di oggi.

Come Maria presso la croce, ci conceda il Signore di essere uniti a Lui e vicini a chi soffre. Accostandoci a quanti oggi vivono da crocifissi e attingendo la forza di amare dal Crocifisso Risorto, cresceranno ancora di più l’armonia e la comunione tra noi. «Egli infatti è la nostra pace» (Ef 2,14), Egli che è venuto ad annunciare la pace ai vicini e ai lontani (cfr Ef 2,17). Ci custodisca tutti nell’amore e ci raccolga nell’unità, nella quale siamo in cammino, perché diventiamo quello che Lui desidera: «una sola cosa» (Gv17,21) Continue reading

Posted in Uncategorized | Leave a comment

The Catholic Nonviolence Initiative: Contributing to the Catholic understanding of and commitment to nonviolence

Nonviolence Justice Peace Conference banner

The Catholic Nonviolence Initiative reaffirms the centrality of active nonviolence to the vision and message of Jesus, to the life of the Catholic Church, and to the long-term vocation of healing and reconciling both people and the planet.

This bold effort was launched at the Nonviolence and Just Peace Conference held in Rome April 11-13, 2016 and co-sponsored by the Pontifical Council for Justice and Peace, Pax Christi International, and other international bodies .

Lay people, theologians, members of religious congregations, priests and bishops from Africa, the Americas, Asia, Europe, the Middle East and Oceania gathered to call on the Catholic Church to take a clear stand for active nonviolence and against all forms of violence. In his message to the conference, Pope Francis said, “Your thoughts on revitalizing the tools of nonviolence, and of active nonviolence in particular, will be a needed and positive contribution.”

The conference’s final statement calls on the Church to:

  • Continue developing Catholic social teaching on nonviolence. In particular, we call on Pope Francis to share with the world an encyclical on nonviolence and Just Peace;
    Integrate Gospel nonviolence explicitly into the life, including the sacramental life, and work of the Church through dioceses, parishes, agencies, schools, universities, seminaries, religious orders, voluntary associations, and others;
    • Promote nonviolent practices and strategies (e.g., nonviolent resistance, restorative justice, trauma healing, unarmed civilian protection, conflict transformation and peacebuilding strategies);
    • Initiate a global conversation on nonviolence within the Church, with people of other faiths, and with the larger world to respond to the monumental crises of our time with the vision and strategies of nonviolence and Just Peace;
    • No longer use or teach “just war theory”; continue advocating for the abolition of war and nuclear weapons;
    • Lift up the prophetic voice of the church to challenge unjust world powers and to support and defend those nonviolent activists whose work for peace and justice put their lives at risk.

In this time of great violence and injustice, we invite people everywhere to join this powerful initiative by:

 

Conference sponsors. In addition to the Pontifical Council for Justice and Peace and Pax Christi International, the Nonviolence and Just Peace conference was sponsored by the Justice and Peace Commission of the Union of International Superiors General/Union of Superiors General, theConference of Major Superiors of Men, the Leadership Conference of Women ReligiousMaryknoll missionersSt. Columban’s Mission Society, and Pace e Bene Nonviolence Service.

Posted in Uncategorized | Leave a comment