PERCHE’ SCEGLIAMO LA PACE

Una stage di Parigi, la notte più buia della città, così descrivono i giornali nel mondo intero. Il giornale l’Ansa ha segnalato  che  era un attacco terroristico senza precedenti ha assediato Parigi, a meno di un anno dalla strage di Charlie Hebdo, nella notte del 13 novembre. Un commando di attentatori kamikaze ha colpito sei volte in 33 minuti, sparando all’impazzata sulla folla, in strada e nei locali, soprattutto fra giovani che stavano trascorrendo il venerdì sera fuori casa. Un attacco di terroristi senza precedenti in Francia: almeno 129 i morti e oltre 300 feriti, alcuni ancora in gravissime condizioni. Sette terroristi sono morti, sei sono riusciti ad azionare la loro cintura esplosiva e a farsi saltare come sognano i “martiri” della jihad, gridando “Allah è grande”, uno – all’interno del teatro della carneficina, il ‘Bataclan’ – non ha fatto a tempo ed è stato eliminato dalle teste di cuoio. In retaliazione, una vera e propria pioggia di fuoco è stata lanciata dalla Francia su Raqqa, la ‘capitale’ dello Stato islamico in Siria, dove sarebbero stati addestrati gli attentatori di Parigi. I raid hanno colpito “almeno 20 obiettivi” nevralgici nella città.

In molti trasmissioni televisive si discutono  che per combattere il terrorismo l’Occidente dovrebbe cambiare politica economica e militare e alcuni dicono che ora servono una legge straordinarie dove si ripropone l’istituzione di una procura antiterrorismo. Secondo un analista strategico giordano ed esperto di terrorismo Amer al Sabaileh, l’Europa ha sbagliato a concedere asilo politico a molti leader jihadisti e  adesso ne sta pagando le conseguenze. Il clima del momento che pervade  nel cuore dei popoli è la rabbia, il dolore e la paura. In questa situazione di conflitto la tendenza forte per molti è di applicare la frase biblica “occhio per occhio, dente per dente”, la cosiddetta “legge del taglione” è una delle parti più spesso utilizzate per giustificare la propria rabbia per un torto subito, per invocare sentimenti di vendetta o per motivare gli sforzi di rivalsa personale.

È possibile percorrere la strada della pace? Possiamo uscire da questa spirale di dolore e di morte? Possiamo imparare di nuovo a camminare e percorrere le vie della pace?

pace_vaticano

Sacra Scrittura

La pace, nella Scrittura, appare come dono di Dio, il Dio della Pace (Romani 15, 33; 16, 20; Filippensi 4, 9; 1Tessalonicesi 5, 23; Ebrei 13, 20), e compito dell’uomo ed è sinonimo di salvezza. La pace è concepita come risultato della fedeltà dell’essere umano al progetto di salvezza di Dio. È gratuita, generosa, benigna con i più bisognosi (Matteo 20, 1-16). È il dono offerto agli uomini dal Signore risorto ed è il frutto della vita nuova inaugurata dalla sua resurrezione. La pace, pertanto, s’identifica come “novità” immessa nella storia dalla Pasqua di Cristo. Cristo è nostra pace (Efesini 2, 14). Essa scaturisce da un profondo rinnovamento del cuore dell’uomo. È un dono da accogliere con generosità, da custodire con cura, e da far fruttificare con maturità e responsabilità. Per quanto travagliate siano le situazioni e forti le tensioni e i conflitti, nulla può resistere all’efficace rinnovamento della pace portato dal Cristo risorto. Cristo ha vinto la morte, nemica della giustizia. Cristo è la pace di tutti gli uomini. Con la morte in croce, Cristo ha riconciliato l’umanità con Dio e ha posto nel mondo le basi di una fraterna convivenza fra tutti.

I Servi Di Maria e la Pace

  1. La Tradizione Servitana

Nella tradizione agiografica dell’Ordine dei Servi di Maria san Filippo Benizi è celebrato come uomo di concordia e di pace. Alla sua attività di frate «operatore di pace» si ispirano numerosi testi della sua memoria liturgica. Nell’Ora di Terza, ad esempio, quasi poste sulle labbra di san Filippo, riudiamo le parole di san Paolo ai Corinzi: «Fratelli, Dio ha affidato a noi il ministero della riconciliazione; noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5, 18b. 20).

Ma per valutare meglio l’opera di pace di san Filippo (1233-1285), sarà utile ricordare che egli visse in un’epoca e in una città — Firenze — profondamente dilaniata da lotte fratricide, per cui nel cuore di molti cittadini, posseduti da sentimenti di rancore e di odio, di rivalità e di vendetta, non vi era spazio per il vangelo dell’amore e del perdono, della misericordia e della pace.

L’opera di concordia e di pacificazione di san Filippo emerge soprattutto in due episodi che mostrano come la «parola di riconciliazione», detta con fede e carità, produca frutti non solo di sincera conversione, ma anche di grande santità.

Il primo episodio concerne il beato Bonaventura (+ 1315 ca) e avvenne a Pistoia nel 1276. Lo narra, riportando un’antica tradizione, fra Michele Poccianti, autore di una Cronaca dell’Ordine dei Servi di Maria, scritta nel 1567. [Del racconto del Poccianti mancano puntuali riscontri documentari; abbiamo tuttavia motivi sufficienti per ritenerne veritiero il nucleo essenziale.] Nel 1276, dunque, san Filippo, mentre presiedeva a Pistoia il Capitolo generale dell’Ordine, tenne una predica alla popolazione di quella città, divisa in fazioni, ammonendola dei mali materiali e spirituali provocati dalla discordia. Le sue parole accorate ebbero tanta efficacia sull’animo dei pistoiesi che — scrive il Poccianti — «moltissimi si riconciliano nel Signore e, lasciato tutto ai poveri e abbandonata la famiglia, scelgono Filippo per padre e, sotto la sua guida, decidono di servire la Vergine in povertà. Tra questi uno dei capi della fazione ghibellina, al termine del discorso, si recò da Filippo per chiedergli umilmente di essere accolto nell’Ordine e di iniziare con l’aiuto di Dio una vita di penitenza. Il Santo accettò la richiesta di quest’uomo, fino allora di una violenza immane, e gli ordinò di domandare perdono ai nemici e di restituire il quadruplo a chi avesse defraudato. Bonaventura eseguì generosamente, con grande ammirazione di tutti, il comando evangelico ed entrò a far parte dell’Ordine».

Il secondo episodio riguarda san Pellegrino Laziosi e si iscrive nel quadro delle tumultuose vicende in cui fu coinvolta Forlì, durante il pontificato di Martino IV (1281-1285). La città, divenuta la roccaforte del ghibellinismo romagnolo, si era sottratta all’obbedienza del Papa e questi l’aveva colpita con l’interdetto, che durò dal 26 marzo 1282 al 1 settembre 1283. San Filippo, come apprendiamo dalLibro dei conti di fra Lottaringo da Firenze (+ 1305), fu a Forlì durante «il tempo della scomunica», per una visita al convento locale. Egli, un giorno in cui aveva esortato i forlivesi a ritornare sotto l’obbedienza del Papa, fu percosso e scacciato dalla città da alcuni facinorosi. Il celebre cronista dell’Ordine, fra Arcangelo Giani, nella Historia del beato Filippo Benizi, pubblicata nel 1604, scrive che tra quei «malfattori» si trovava «un nobilissimo giovane de Laziosi per nome Pellegrino». Egli, profondamente turbato dalle parole del beato Filippo e pentito del proprio atteggiamento violento e intollerante nei suoi riguardi, non solo implorò il suo perdono, ma gli chiese di poter fare penitenza, vestendo l’abito dello stesso Ordine cui Filippo apparteneva.

Tradizioni posteriori riferiscono altri episodi, in cui san Filippo operò mirabilmente la pacificazione di animi e di famiglie discordi, sì da meritare la fama di «ambasciatore di pace», secondo il vangelo di Cristo.

 

2. Appello per la pace» del 208° Capitolo generale dei frati Servi di Maria

La pace, diritto e dovere per tutti

I frati Servi di Maria, riuniti a Roma dalle varie parti del mondo per celebrare il Capitolo generale nel 750° anniversario della fondazione del loro Ordine, interpreti di tutti i membri della famiglia dei Servi, esprimono solidarietà a quanti, fratelli e sorelle del mondo intero, operano e soffrono per la Pace, e l’attendono come dono messianico:

Pace, come diritto e dovere per tutti.

Pace, quale necessità vitale per la convivenza e la sopravvivenza del genere umano, minacciato dalla distruzione nucleare, dal diffondersi maligno di guerre locali, dalla folle corsa agli armamenti sempre più micidiali e costosi.

Pace, per liberare l’umanità dall’angoscia, dalla miseria, dalla fame, dalla schiavitù, dalla violenza distruttrice.

Pace, per credere nel Regno che deve venire.

I Servi di Maria, sorti a Firenze nel 1233, anno santo della Redenzione e, per tutto il mondo cristiano, anno della Grande Pace, si ispirano, fin dalle origini, a sette Fratelli Santi, fondatori dell’Ordine: uomini che vissero uniti in un cuor solo e in un’anima sola, segno luminoso di comunione e di pace, in mezzo alle fazioni della loro città.

Fedeli a questa loro vocazione, i Servi di santa Maria — la Madre del Principe della Pace — partecipano con la preghiera e l’azione, nella tormentata storia dei nostri giorni, alle iniziative dei Romani Pontefici, delle Chiese, degli organismi internazionali, dei movimenti popolari

— per il disarmo mondiale

— perché non si costruiscano e non si vendano più armi

— perché l’umanità sia liberata dal flagello della guerra

certi di collaborare per la nascita di un mondo nuovo, dove ogni creatura ritrovi la gioia della vita.

L’Appelo di Papa Francesco

 Il Papa Francesco, Domenica 1° settembre, Angelus  in Piazza San Pietro  invoca la pace nel mondo, “Quest’oggi, cari fratelli e sorelle, vorrei farmi interprete del grido che sale da ogni parte della terra, da ogni popolo, dal cuore di ognuno, dall’unica grande famiglia che è l’umanità, con angoscia crescente: è il grido della pace! E’ il grido che dice con forza: vogliamo un mondo di pace, vogliamo essere uomini e donne di pace, vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace; mai più la guerra! Mai più la guerra! La pace è un dono troppo prezioso, che deve essere promosso e tutelato.”

 Il 7 settembre, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace in Piazza San Pietro dalle ore 19.00 alle ore 24.00, i fedeli si sono riuniti  in preghiera e in spirito di penitenza per invocare da Dio questo grande dono per l’amata Nazione siriana, in medio oriente e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo.

C’è tanto bisogno di fabbriche della pace, perché purtroppo le fabbriche di guerra non mancano». Lo ha affermato papa Francesco nel discorso per l’incontro con i 7.000 bambini nell’Aula Paolo VI organizzato dalla «Fabbrica della Pace». «Dove non c’è la giustizia non c’è la pace». È la frase che papa Francesco ha fatto ripetere più volte in coro ai bambini.

La fede cristiana ci spinge a guardare alla Croce ha detto il Papa e alla violenza non si è risposta con violenza. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace. Costruiamo un mondo di armonia e di pace, cominciando con noi stessi, nei nostri rapporti con gli altri, nelle famiglie, nelle scuole, nelle città, nelle e tra le nazioni. Anche se il mondo non crede nella strada della pace, preghiamo, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e affinché diventiamo tutti, uomini e donne di riconciliazione e di pace.

Santa Maria

 A Maria chiediamo di aiutarci a rispondere alla violenza, al conflitto e alla guerra, con la forza del dialogo, della riconciliazione e dell’amore. Lei è madre: che Lei ci aiuti a trovare la pace; tutti noi siamo i suoi figli! Aiutaci, Maria, a superare questo difficile momento e ad impegnarci a costruire ogni giorno e in ogni ambiente un’autentica cultura dell’incontro e della pace.

 

 

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Segretariato generale OSM
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