Andare nelle nostre periferie esistenziali

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Nella sua lettera Apostolica ai Consacrati per l’Anno della Vita Consacrata il Papa Francesco ci ricorda che noi dovremmo lasciarci interpellate dal Vangelo. Non basta leggerlo, non basta meditarlo. Gesù ci chiede di attuarlo, di vivere le sue parole. Non basta essere esperti di teologia biblica o buoni operai nella vigna del Signore se non siamo capaci di mettere in pratica quello che annunciamo. Siamo invitati a rivedere il primato della Parola nella nostra vita; se essa è veramente quella guida sicura alla quale ricorriamo quotidianamente e che a poco a poco ci fa assomigliare al Maestro. L’ascolto ci deve portare a rispondere con creatività alle nuove forme di povertà da una riflessione della parola di Dio. Questo ci incoraggia a dire, e ancor di più a realizzare, ciò che suggerisce la voce dello Spirito, che geme e grida in noi e nella realtà sofferenti della nostra storia.

Il Papa Francesco ci invita fortemente ad andare in tutto il mondo dove ci attende un’umanità intera: delle persone senza speranza e cercano il senso della vita, gli abbandonati, gli ammalati e anziani, giovani disperati.

Il dramma dei Migranti

Negli ultimi mesi, i flussi migratori sono in continuo aumento in ogni parte del mondo. Oggi stiamo assistendo un fenomeno molto complesso e estensivo che influisce  sulla nostra vita e esistenza e la mette in una situazione a riflettere fino al fondo. Cos sta succedendo al nostro mondo? Perché questa fuga delle genti poveri in massa? Le notizie odierna portano sempre in prima pagina questi volti di persone impaurite, le mamme con le loro bambini, giovani con gli sguardi insicuri. Molto spesso,  loro sono vittime della violenza e della povertà, subiscono l’oltraggio dei trafficante di persone umane durante il viaggio verso una promessa di una vita migliore.

Il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite nella sua relazione afferma che 51,2 milioni di persone sono state sfollate forzatamente in tutto il mondo verso la fine del 2013 a causa di persecuzioni, conflitti,violenza generalizzata o violazioni dei diritti umani. Durante la prima metà del 2014, i conflitti continuano a provocare lo spostamento di milioni di rifugiati e sfollati interni che provocano a livello globale cambiamenti indicativi nelle tendenze enumero di rifugiati e richiedenti asili.

I migranti sono diretti verso i paesi sulle barche o sui treni sovraffollati o a piedi, alla ricerca di una vita migliore. Il mare Mediterraneo sta diventando un cimitero per i migranti in cerca di una vita migliore in Europa. Migliaia di persone sono morte negli ultimi anni durante la fuga dalla povertà, dalla violenza e dalla guerra in Medio Oriente, Africa e Asia.Uomini disperati, donne e bambini sono stati lasciati in mare o nel deserto per giorni, mentre i paesi discutono su dove dovrebbero essere accolti. Alcuni finiscono in centri di detenzione.

Molte nazioni hanno intensificato le misure di controllo delle frontiere, nel tentativo di evitare che gli immigrati e i richiedenti di asilo entrino nel loro paese. Alcune di queste misure hanno avuto come conseguenza o hanno contribuito alle gravi violazioni dei diritti umani. I migranti sono forzatamente rinviati nei loro paesi d’origine con il rischio di violazioni dei diritti umani, compresa la tortura ola detenzione arbitraria, come ben noto. Purtroppo, c’è una crescente tendenza a trattare e marcare i migranti come dei “criminali”.

L’accorato appello di papa Francesco

Il Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata dei Migranti e Rifugiati l’anno scorso rilevava che, “è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponda proprio alla “cultura dello scarto” – a un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore.

L’attenzione della chiesa per i migranti non si limita a sollevare le sofferenze e i disagi con l’assistenza caritativa: attraverso l’ingresso nelle molte esclusioni dei tessuti civili, il cogliere nell’emigrante la dignità del volto che lo pone a soggetto di una libera storia e non lo ri­duce a oggetto di una prestazione di servizio, la fede vi è ospitata nella libertà della sua intenzione e dedizione, ben prima che possa concedere, a sua volta, una qual­che forma di ospitalità.  La cura pastorale della chiesa per l’ospitalità è radicata nella vera cattolicità della chiesa, che è un segno e strumento dell’unità della famiglia umana. L’emigrazione interpella le chiese locali a riscoprire il loro essere popolo di Dio che supera ogni particolarismo di razza e di nazionalità, sicché nessuno deve risultare un estraneo. «Nella Chiesa nessuno è straniero, e la Chiesa non è straniera a nessun uomo e in nessun luogo» affermerà Giovanni Paolo II.[1]il costruire l’unità della famiglia umana converge nel “promuovere i diritti di tutte le persone senza riguardo alla loro nazionalità”(GS 42). Ed esalta la chiesa nella sua universalità intesa quale convivialità delle differenze.[2] La capacità di coltivare la cultura dell’incontro è del primaria importanza per superare i pregiudizi e le paure dell’altro.

Il Papa Francesco, nell’Aula Paolo VI in Vaticano davanti ai 1500 ragazzi del Movimento eucaristico giovanile, rinnova l’invito all’accoglienza, “Respingere gli immigrati è un atto di guerra”. Ha rinnovato il suo forte appello a favore dell’accoglienza degli immigranti condannando duramente coloro che, invece, li respingono.

Il Papa ha  fatto l’esempio dei migranti Rohingya popolazione musulmana in fuga dal Myanmar nell’Oceano Indiano respinta da diversi Paesi dell’area circostante,Birmania, MalesiaThailandia e Indonesia. “Pensiamo – ha spiegato il Papa – a quei nostri fratelli Rohingya che sono stati cacciati via da un Paese, da un altro, da un altro. Vanno sul mare, quando arrivano a un porto, a una spiaggia, gli danno un po’ d’acqua, un po’ da mangiare e li cacciano via. Questo è un conflitto non risolto, questa è guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere”. Il Papa Francesco, che ha scelto Lampedusa come meta del suo primo viaggio proprio per mettere al centro del suo pontificato l’accoglienza agli immigrati, recentemente ha chiesto “perdono per le persone e le istituzioni che chiudono la porta a questa gente che cerca vita, una famiglia, che cerca di essere custodita”.

Vivere il Vangelo della Misericordia

«Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia». Questo il tema che papa Francesco ha scelto per la 102esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 17 gennaio 2016, in pieno Giubileo. Con il tema scelto, prosegue il Dicastero vaticano, si vogliono sottolinearsi due aspetti. Con la prima parte del tema,«Migranti e rifugiati ci interpellano», «si vuole fare presente – sottolinea la nota – la drammatica situazione di tanti uomini e donne, costretti ad abbandonare le proprie terre. Non si devono dimenticare, per esempio, le attuali tragedie del mare che hanno per vittime i migranti.  Con la seconda parte del tema, «La risposta del Vangelo della misericordia», «si vuole collegare in modo esplicito il fenomeno della migrazione con la risposta del mondo e, in particolare, della Chiesa. In questo contesto, il Santo Padre invita il popolo cristiano a riflettere durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale, tra cui si trova quella di accogliere i forestieri.

La Chiesa dice Papa Francesco si deve affiancare tutti coloro che sforzano per difendere il diritto di ciascuno a vivere con dignità, anzitutto esercitando il diritto a non emigrare per contribuire allo sviluppo del Paese d’origine. Conferma che la vera solidarietà, la cooperazione, l’interdipendenza internazionale e l’equa distribuzione dei beni della terra sono elementi fondamentali per operare in profondità e con incisività soprattutto nelle aree di partenza dei flussi migratori,

Oggi, I  frati Servi di Maria e tutti i componenti della famiglia Servitana sono chiamati a venire incontro alle necessità reali della società in cui si svolgono la propria attività per rispondere ai segni dei tempi. Sentirsi coinvolti nelle vicende della Chiesa e del mondo. Dobbiamo scoprire le nostre periferie esistenziali e uscire da noi stessi, soprattutto, dalla zona del nostro conforto per andare ed incontrare a chi sta nelle periferie esistenziali della nostra vita quotidiana. Non possiamo prendere l’atteggiamento dell’indifferenza e rimanere in silenzio come ci ricorda il Papa Francesco, perché tali atteggiamenti aprono la strada alla complicità quando assistiamo come spettatori alle morti per soffocamento, stenti, violenze e naufragi.

 

[1] Messaggio per la giornata mondiale del migrante, 25.07.1995) Già il Vaticano II sottolineava che la solidarietà globale fluisce dalla comune fraternità in Cristo. È “una solidarietà con l’intera famiglia umana”ed è “una solidarietà necessaria” a motivo della crescente interdipendenza delle persone e della società e delle molteplici forze conflittuali che separano e dividono piuttosto che incoraggiare la cooperazione e il dialogo (GS 3;4,23-25;32).

[2]  Istruzione La carità di Cristo verso i migranti 2004 nn.16-17. Il documento del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti si propone come compendio teologico e pastorale della sollecitudine della chiesa cattolica nei confronti dei problemi del fenomeno delle migrazioni umane. E traccia le linee portanti per una pastorale dell’immigrazione (nn.34-69), centrando il discorso sull’accoglienza nelle sue varie dimensioni, senza nascondersi però i problemi che possono sorgere nella vita quotidiana dalle differenze religiose.

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